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Leggende e ricette

4 Novembre 2007

Essendo un po’ fata e un po’ strega, questa volta ho voluto fare un esperimento.
Nel mio calderone, e con l’aiuto della mia bacchetta magica, ho messo due leggende provenienti da terre lontane tra loro, ma vicine nel fascino e nella misteriosità: la Scozia e la Sardegna.
Entrambe le storie hanno qualcosa in comune, perché parlano di gentilezza, saggezza, onestà, ma anche di avidità e scortesia.
Vediamo un po’ se queste "doti" sono più fatate o umane…a voi l’ardua sentenza!
L’esperimento ha inizio…

Tanto, tanto tempo fa, quanto non si sa, nella magica terra di Ichnusa sorgeva l’incantato palazzo delle Fate, abitato da bellissime dame alate, vestite di veli bianchi, verdi e azzurri.
Periodicamente, si recavano in volo nei paesi vicini e lontani e facevano visita agli umani.
Un giorno, mentre una mamma cullava il suo bambino, la Regina delle Fate bussò alla sua porta. Era molto bella, indossava abiti eleganti di un verde molto intenso e ricami d’oro.
Nonostante lo stupore, la donna invitò la invitò ad entrare.
Per un po’ rimasero in silenzio, poi l’affascinante creatura disse:
- Potrei avere una ciotola di farina d’avena?
Certo, la richiesta fu alquanto strana, ma la donna, moglie di un contadino e anche mugnaio, esaudì subito la richiesta della sua visitatrice, la quale ringraziò e promise che l’avrebbe restituita al più presto.
Qualche giorno dopo, qualcuno bussò ancora alla porta:
- Farina scura, farina scura fatta coi migliori chicchi del grano più nero!
Era una donnina molto curiosa, che invitò la famiglia intera ad assaggiare la sua delizia.
Tutti accettarono, solo il garzone rifiutò.
Dopo pochissimo tempo, morì.
Periodicamente, le abitanti del Palazzo delle Fate, usavano anche scegliere una persona e portarla nella loro dimora.
A questa, veniva mostrata la stanza dei tesori, piena di monete d’oro, perle, gioielli e pietre preziose, dalla quale poteva portare via tutto ciò che voleva.
Naturalmente, la maggior parte dei prescelti cercava di riempirsi ogni tasca e di arraffare il più possibile di quell’immenso tesoro, ma immancabilmente il giorno dopo, a casa, trovava tutto quanto irrimediabilmente trasformato in carbone.
Anche la moglie del mugnaio, ricevette tale invito.
Il suo stupore fu indescrivibile, ma riuscì a resistere alla tentazione e a chiedere solo una cosa: la sapienza.
Memore della sua grande generosità ed ospitalità, la Regina le donò la vera ricchezza, quella che nessuno può comprare neanche con tutto l’oro del mondo:
una lunga vita saggia e felice.

 

L’esperimento è finito e spero che il mio "intruglio" sia stato di vostro gusto.

Saggezza, felicità e generosità sono "ingredienti" necessari nella vita degli umani, ma sta a voi decidere se accettare o meno questa ricetta.

Attenti però: il cibo delle Fate non si rifiuta mai!!!

  1. 7 Novembre 2007 a 14:01 | #1

    Mai, mai rifiutare il cibo delle fate!

    Splendida ricetta, Farfalla!

    Un bellissimo post, pieno di luce e positività!

    Baci Soleluna

  2. 7 Novembre 2007 a 23:14 | #2

    ciao streghetta buona!
    bellissimo racconto quello che proponi… e naturalmente come posso rifiutare farina scura e farina d’avena? ne impasterei un pane ideale per la prima colazione, da spalmare con burro e marmellata fatta in casa: un elisir del buon umore :-)
    accompagnato da un bel tè aromatizzato… ne sento già la fragranza. anzi, vado a dormire con l’idea che domani lo troverò davvero sulla tavola, chissà che con la tua bacchetta non riesca ad esaudire il mio desiderio?
    un bacio

  3. 8 Novembre 2007 a 14:05 | #3

    Accetto, accetto e come potrei rifiutare! Come si fa a rifiutare dei doni come questi??? Saggezza, felicità e generosità…avercene!!!

    Di questi tempi doti più fatate che umane, direi…:)

    Bravissima: amalgama perfettamente riuscita! Oggi te lo do io il voto signora fata-maestra: 110 con lode e bacio accademico…:))

    Davvero bello questo spazio. Un saluto anche a Michelle.

    Baci in quantità! Ciao :)

  4. 10 Novembre 2007 a 13:57 | #4

    Tre foto mozzafiato, una stella luminescente come una bacchetta magica, che cerca di attuare un desiderio palese negli occhi della prima immagine e vive nell’ultima dove la forza della natura sprigiona serenità. Buona domenica

  5. 12 Novembre 2007 a 9:29 | #5

    Complimenti per questo “intruglio” davvero ben riuscito cara fata-farfalla!Auguro a te e a tutti gli amici di questo antro accogliente una settimana bellissima! Baci baci dal vento

  6. 12 Novembre 2007 a 13:53 | #6

    Come sentenza io direi che hai svolto un lavoro eccellente!(fa molto prof eh?!?!) Comunque hai ragione, solo che di saggezza nel mondo ce n’è sempre meno, segno che si preferiscono perle e tesori! Un bacione…

  7. 13 Novembre 2007 a 20:04 | #7

    Ciao streghetta buona!!

    Bella questa storia!!

    Io credo nelle fate,e nelle streghe.. :-)

    E sai la cosa curiosa? La parola da scrivere è “pintor”,noto personaggio di origine Sarda,antifascista e partigiano d’eccellenza…Evitò la pena capitale solo grazie all’intervento del Vaticano e dell’arrivo degli Americani..

    Lo so che non c’entrava nulla con le fate,ma è curioso che tu parlassi della mitica Ichnusa,e la parola chiave fosse quella!!

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